PROLOGO: A diverse decine di migliaia di chilometri di distanza dal pianeta di Altro Regno, si consumavano gli ultimi atti di una tragedia.

La malconcia struttura rocciosa era quanto restava di S’shadz, la grande ammiraglia della flotta di colonizzazione del popolo dei Tok.

S’shadz stava morendo. Le sue riserve di energia erano pressoché esaurite. Quanto rimaneva era stato convogliato nelle operazioni di evacuazione.

E quanto rimaneva dei Tok era impegnato su due fronti: quello della ritirata, e quello della sopravvivenza.

 

I Tok erano qualcosa di imponente, a vedersi: alti il doppio di un uomo, le loro scaglie li coprivano e li proteggevano come un’armatura. Erano stati i dominatori del loro lontano mondo, in questo Microverso, prima di doverlo abbandonare. E mai avevano creduto, durante il loro lungo peregrinare, di dovere riscoprire l’amaro sapore della guerra civile…

“Questi sono gli ultimi, Vostra Maestà. Con loro, i Protestanti a bordo di S’shadz contano duecentoventuno unità.”

I moli di S’shadz erano un silenzioso alveare di attività, punteggiato dall’incessante movimento di migliaia di figure corazzate, al massimo vestite di un casco per non perire nel vuoto.

Ssylak, ex-principe ereditario dei Tok, spostò lo sguardo dalla vetrata, e si voltò verso il gruppetto di suoi simili. Come da protocollo, i sette guerrieri erano stati posti in ceppi ed incatenati l’uno all’altro. Un drappello di soldati li teneva costantemente sotto tiro con armi ad energia.

Ssylak studiò attentamente le espressioni dei ribelli…o meglio, di coloro disposti a violare le più sacre norme della loro unica religione per raggiungere un obiettivo che sia loro che gli ortodossi condividevano.

Le mani giunte dietro la schiena, con calma, Ssylak disse una sola parola, “Liberateli.”

Al suo fianco, il Generale Viskajj quasi cambiò colore per lo stupore, e così un po’ tutti i sette prigionieri, ma non pronunciò verbo, mentre ceppi e catene venivano lasciati cadere al suolo. Quando i prigionieri furono liberi, Ssylak disse loro, “Sapete perché ho ucciso JseJsek[i]? Perché era lui a tirare le fila. Voi siete solo dei semplici esecutori, e non ho intenzione di effettuare una purga ai vostri danni; la fedeltà ad Antesys è antica quanto la nostra specie, pertanto solo mantenendo intatta la nostra ortodossia potremo mantenere la nostra identità come civiltà.

“Dimenticare le tradizioni è facile, quando arriva l’opulenza…ma se Altro Regno è un mondo grasso, il pericolo, rappresentato dal blasfemo Stargod, non è ancora cessato.

“Tornate fra le nostre fila, senza mai più cedere alle lusinghe dei Protestanti, e sarete trattati con rinnovato rispetto. Il prezzo di un nuovo tradimento sarà una morte indolore, e questo è il massimo onore che potrò concedere alla vostra distorta lealtà. Cosa mi rispondete?”

Uno dopo l’altro, i sette sollevarono la gola in segno di sottomissione. E Ssylak era sicuro che gli altri avrebbero fatto lo stesso. In questo modo, le sue forze sarebbero state al massimo dell’efficienza per raggiungere i suoi obiettivi.

“Sono sicuro che la vostra fedeltà sarà ben vista dall’onnipotente Antesys, Viskajj.” Ssylak fece saettare la lingua in soddisfazione.

Il rettile dispiegò le ali della schiena verso il basso, come un mantello. “Anche se il nostro procreatore Brassilva ci dovesse rinnegare per un milione di generazioni, egli disobbedisce al volere di Antesys. Tu segui il Suo volo, Principe, e noi ti seguiremo fin oltre la morte.”

Ssylak annuì. Vengo a prenderti, Stargod!

 

 

MARVELIT Presenta

Episodio 24 - La Vendetta di Sashiel!

 

 

La spianata si apriva sulla sommità di una collina.

Questo era uno dei pascoli preferiti per le alate creature scagliose, ma mammifere, che erano i ‘cavalli’ di Altro Regno. I kore erano, secondo alcuni, un dono di Stargod agli umani dopo che i dragoni fecero loro la guerra. Si trattava comunque di creature forti, dall’ampia apertura alare, coraggiose in battaglia, testarde come pochi ma altrettanto fedeli una volta domate.

Nel viaggio verso le coste, ultima tappa prima di giungere all’arcipelago di Mournhelm, la tribù nomade fedele a Stargod doveva procurarsi molti kore, in vista di un lungo addestramento per diventare l’esercito volante del dio-lupo.

Alla loro vista, alcuni kore rimasero dov’erano, ruminando mentre fissavano i nuovi venuti. La maggior parte si levò in volo, pur tenendosi a breve distanza dall’enorme carovana.

 

La possente figura di Iron Monger vigilava dall’alto -un compito, fra l’altro, decisamente noioso. Per Richard Rennsaeler, l’uomo dentro l’armatura, era più divertente quando doveva fare gli straordinari a decriptare codici-macchina, allo SHIELD. Il panorama, qui, era la fine del mondo, ma alla fine era solo un gran panorama…

Ma chi me lo fa fare? In questo mondo, la tecnologia più avanzata era a disposizione dei soli Tok. Per il resto, la catapulta era già un bel progresso!

Suo figlio, ecco chi glielo faceva fare. Per pagare il mantenimento nei migliori ospedali, dall’aspirina al supporto psicologico, del suo figlio autistico, Rennsaeler avrebbe fatto patti col diavolo… Diamine, una volta aveva quasi scatenato la III guerra mondiale[ii]!

“Iron Monger.”

Per poco non spense i motori! Non tanto per l’interruzione, quanto per l’agghiacciante timbro della voce del Seminatore di Morte -ecco uno capace di farsi ascoltare! “Sono in ascolto.”

“Esegui una scansione su quegli animali.”

“Ricevuto.” Mentre chiudeva la comunicazione, l’eroe puntò i sensori a tutto spettro sui kore. Non che si aspettasse di trovare chissà che…ma quella donna, in fondo, se non faceva la paranoica non era lei… “Cazzo!”

Non uno, ma ogni singolo animale passato ai raggi X aveva nello stomaco un oggetto metallico! “Ci sono complicazioni, truppa!”

In quel momento, però, uno dopo l’altro, i kore esplosero. Ognuno di essi con una potenza devastante. Insieme, quelle esplosioni trasformarono la spianata in un inferno di fiamme e fumo.

“Signore Iddio…” Richard non seppe neppure cosa fare. Era successo così in fretta…l’intera carovana era stata investita da quell’esplosione combinata…

Era talmente preso dai suoi pensieri e da quell’orrore, da non essersi accorto di un altro tipo di luce che di colpo apparve, come un puntino lampeggiante, in mezzo al fumo.

E quando se ne accorse, o meglio se ne accorsero i suoi sistemi di rilevamento, era già troppo tardi! Una lancia… “NYARGH!”

L’oggetto si conficcò nella spessa corazzatura! Archi voltaici percorsero il metallo dalla testa ai piedi. Poco dopo, cortocircuitato, Iron Monger cadde a terra, sollevando una colonna di terra e polvere.

Danneggiati i sistemi primari. Backup dovrebbe entrare in funzione fra poco…ma non credo che avrò tutto quel tempo.

Infatti, intorno a lui si materializzarono delle luci -mezza dozzina, come fuochi fatui, in realtà bagliori di teletrasporto.

In breve, Iron Monger si trovò circondato da figure umane in armatura. Tre di loro impugnavano larghe pistole. Le altre lance identiche a quelle che l’avevano abbattuto.

“L’ultimo sopravvissuto,” disse una voce femminile, avanzando fra gli uomini armati.

Iron Monger voltò la testa verso di lei. “Tu?”

“Ovviamente,” disse la donna dai lunghi capelli rossi. Al suo fianco, procedevano i due gemelli che erano i suoi figli. “Il tuo bestiale capo avrebbe dovuto uccidermi quando poteva, sciocco. Io non farò lo stesso errore con te, ed il tuo guscio servirà a migliorare la qualità del mio esercito.”

 

Mournhelm

 

Sashiel!” il ringhio del bianco uomo-lupo era qualcosa da fare paura, così come la sua espressione. Ogni muscolo del suo corpo era contratto nel desiderio di prendere quella donna e ucciderla a mani nude.

Sashiel, la discepola dubbiosa, una donna dal carattere difficile e forgiata dalla diffidenza. Era appartenuta all’originale ‘compagnia di Stargod’, quando John Jameson era giunto la prima volta in Altro Regno. Ed era stata fra i primi a cadere in uno scontro contro le armate dei non-morti di Tyrk. Quando era successo, John aveva giurato di vendicarla, e poi erano seguiti gli anni con un senso di colpa per non essere stato capace di aiutarla…

Solo per scoprire che razza di serpente si fosse rivelata. Non era morta per un soffio, e aveva dedicato la sua vita a disfare ciò che Stargod aveva costruito. Pazza o lucida che fosse, Sashiel era diventata un pericolo.

E questa volta, lui non avrebbe peccato di pietismo! Distolse lo sguardo dalla finestra che era diventata la superficie liquida. “Wasya, devo andare! Non posso permettere…”

“Ti ho forse ordinato di restare qui con me?” disse il solenne dragone marino , il cui collo sporgeva dalla polla al centro della stanza. “Puoi andartene quando vuoi. Se stai ancora esitando, sai anche perché, tuttavia.”

“…”

“Fidati dei tuoi seguaci. Anche se i Cavalieri non sono stati una tua idea, l’hai abbracciata per una ragione precisa.”

“Possono farcela.” Era una semplice questione di fiducia. Se lui era potenzialmente onnipotente, non voleva dire che gli altri fossero incapaci di provvedere a sé stessi.

La rettile annuì.

 

Sashiel levò una spada a lama monomolecolare. “Detesto i lunghi addii, Terrestre.”

Solo un altro maledetto minuto..!

Sashiel calò la lama, mirando al collo.

Un oggetto rotante schizzò fuori dalle fiamme!

La lama fu colpita in pieno e dissolta in una pioggia di scintille.

“Chi..?” la donna, i gemelli e gli uomini armati si voltarono all’unisono nella direzione da cui l’attacco era venuto, la stessa verso cui l’oggetto tornò come un boomerang.

Una mano artigliata, più simile ad una zampa, coperta di pelo arancione, afferrò quella che era un’ascia bipenne dalle lame nere coperte di rune.

Sashiel imprecò. “Impossibile! Quell’esplosione…”

“Non può fare del male a chi è nato e vissuto nel Limbo, dove niente di naturale può fare del male al potente Balkatar,” disse il demone-felino emergendo dal fuoco senza un solo pelo strinato.

“Così come non può fare male a qualcuno che non era materialmente sul posto per farsi colpire,” disse un’altra voce maschile. E questa volta, ad emergere dal fumo fu la figura magra di Diablo. “Sorpresa, donna? Non dovresti,” aggiunse, accarezzando un oggetto di pietra oblungo stretto fra le mani. “La Stele di Thellhy ‘Ed ha portato tutti al sicuro un attimo prima che la tua trappola scattasse.”

“Un vanto del tutto inutile, mago!” disse il gemello dai capelli rossi, facendo saettare la sua pistola. Un solo colpo ad energia, e Diablo fu colpito in pieno! Eppure, mentre la sua figura si disintegrava…l’alchimista rise.

Sorpresa, cretino!” disse Iron Monger, colpendolo alle spalle, un pugno corazzato dritto sul cranio! Si udì un distinto suono di vertebre spezzate!

“NO*Hurrk!*” Sashiel e il figlio sopravvissuto non ebbero neppure il tempo di reagire, mentre venivano colpiti ognuno da un raggio repulsore! Furono entrambi scagliati all’indietro come pupazzi.

Quanto ai soldati, diressero i loro colpi contro i due Cavalieri di Stargod…ma a quel punto, avevano perso l’iniziativa. Il guerriero corazzato non lesinò sui colpi, mentre centrava in pieno le teste dei suoi nemici.

Grigar il Balkatar, veloce come il fulmine, impermeabile agli attacchi rivoltigli contro, mieté velocemente morte, decapitando ogni uomo con la sua arma.

“Complimenti, mostri!” disse Sashiel, ora di nuovo in piedi, gli occhi accesi di energia propria. “Avete ucciso i miei figli…ma non potevo aspettarmi di meno da degli incapaci come loro. Per quanto riguarda voi, avete solo rimandato la vostra morte.”

Senza sprecare parole, Grigar saltò addosso alla donna. O Stargod in persona lo fermava, adesso, o…*urk*

La mano di lei saettò contro la gola di lui…e la serrò in una morsa invincibile! Colto di sorpresa, Grigar fu costretto a piegarsi in ginocchio.

“Fa male, vero, animale?” Sashiel sorrideva come una folle. “Un grave errore, da parte di Stargod, dimenticarsi del mio Visir.” Le dita affondarono sempre più nella carne. E per quanta forza usasse Grigar, questi non riusciva a liberarsi. La sua lingua già pendeva da un angolo della bocca. “O credevate veramente che non sarei stata preparata ad affrontarvi, questa...” il suo trionfo divenne una smorfia di dolore.

Istintivamente, guardò in basso, da dove il dolore veniva…e vide una mano spuntare dal suo addome.

Un’altra fitta la costrinse a lasciare il demone, per afferrare quell’arto.

L’arto di Avatar, il sintezoide. “La tua ira non fa che alimentarmi, donna. Quanto più ti infuri, tanta più energia posso convogliare contro di te.”

“Dav…vero..?” e dicendo ciò, con un ultimo sforzo di volontà, Sashiel piantò i gomiti nel volto della creatura artificiale!

Avatar ricadde all’indietro, uscendo dal corpo di lei; la guerriera si voltò e gli piantò un calcio nello stomaco, sbattendolo contro le fiamme. “Cosa senza anima! Meno che mai un abominio come te potrà sperare di sconfiggermi…” poi grugnì di nuovo, quando una coppia di missili la centrò alla schiena.

“Ti va bene un po’ di tecnologia per bambini, allora?” fece Iron Monger. “Scegli il tipo di morte preferito.”

Ormai gli occhi di lei, mentre si rialzava, erano due polle di energia ribollente. “Scelgo la tua, di morte!” veloce come il lampo, la sua mano volò alla fodera della schiena, e con un solo movimento estrasse e lanciò un pugnale all’indirizzo di Richard -il quale, troppo tardi si accorse che la mira perfetta aveva indirizzato la lama contro la fenditura per l’occhio! E lui rimase lì, come ipnotizzato dal bagliore dell’acciaio, così perfettamente centrato nel suo campo visivo… “No!”

Ma non ci fu bisogno che urlasse, o che istintivamente incrociasse le mani: la lama, semplicemente, lo attraversò come se lui fosse stato inconsistente.

“E adesso cosa, maledizione??” ringhiò Sashiel.

Ebbe la sua risposta appena una tetra figura in mantello nero le apparve davanti dal nulla: la tetra figura del Seminatore di Morte. “Succede che è finita, Sashiel. Arrenditi, e forse Stargod ti darà salva la vita.”

La voce di Mary Elizabeth Sterling, filtrata dai dispositivi del costume, suonava come quella fredda ed implacabile dell’angelo della morte. Possedeva una tonalità capace di toccare le corde più profonde dell’autoconservazione.

Sashiel non ne era immune. Ed esitò.

Non che avrebbe fatto molta differenza, perché era già sufficientemente distratta per subire un nuovo attacco! Cinque artigli le squarciarono la cotta e la carne della schiena sottostante. La donna cadde in ginocchio, cosciente solo in virtù della sua forza di volontà.

“L’ultima volta che una femmina osò umiliarmi,” disse Grigar, torreggiando su di lei, “venni bandito dalla mia gente e dalla mia patria. E mi sono ripromesso che non sarebbe successo di nuovo!” Calò l’ascia su di lei…

E il metallo si trovò a colpire la nuda roccia. “Occhi di Mefisto! Un altro dei suoi trucchi!”

Poi si udirono i passi. Passi dai suoni metallici, dai ritmi lenti e regolari. A dozzine.

Mentre le ultime fiamme morivano, apparve un’intera legione di soldati armati fino ai denti.

I Cavalieri si riunirono in formazione, dandosi le spalle.

“Se vuoi chiamarlo così, animale…” disse Sashiel, dalla sommità di una roccia. Apparentemente, la donna non aveva subito un graffio. “Io preferisco chiamarla tattica diversiva: infatti, chi è ora in netta minoranza?” Sollevò una mano e la abbassò di scatto.

L’energia complessiva generata da quelle armi doveva essere sufficiente a ridurre un villaggio in cenere. Il punto dove si trovavano i quattro eroi divenne un sole abbagliante…

E, ancora una volta, Sashiel vide che le cose non erano andate come aveva previsto. “Ma come..?”

Il terreno intorno al gruppo era carbonizzato…almeno, fino a un perfetto cerchio intorno a loro.

“Ti siamo grati per avere rivelato le tue forze,” disse il Seminatore, aprendo una mano guantata e rivelando una fialetta cristallina aperta in due. “Non credevi davvero che solo Diablo sapesse usare le pozioni?”

“Non importa! Io…”

“Agron.” Una sola parola, un solo nome. Una sola condanna per quasi cento soldati.

Il volto di Avatar era coperto sull’occhio destro e sulla bocca da una maschera metallica. Avatar era la combinazione del sintezoide Empatoide e dell’energia vivente che era Agron, l’’uomo del domani’. Quell’energia consisteva nella totale conversione di quello che, molte evoluzioni prima, era stato un essere umano. Di norma, quell’energia serviva ad alimentare Avatar…

La maschera scivolò via. Dalla bocca e dall’occhio, quell’energia fu vomitata come un fiume in piena.

Ora quell’energia colpì in pieno ogni singolo soldato, consumandolo come un cerino all’inferno. Quei pochi che ebbero il tempo di vedere la propria fine cercarono di voltarsi per fuggire, ma guadagnarono appena una frazione di secondo.

In pochi istanti, era tutto finito. Agron rientrò nel suo guscio, e la maschera si chiuse con uno scatto.

Un mare di ossa annerite, carni abbrustolite e metallo fuso circondava il quartetto.

 

In una caverna non molto distante da quella scena atroce, l’anziana figura del Visir impallidì, mentre le sue mani tremanti cercavano di tenere insieme la finestra sul disastro.

Niente era andato per il verso giusto! Una facile vittoria sulla guardia scelta del Dio si era rivelata un’abile trappola, e loro ci erano cascati in pieno…

Poi, un altro pensiero si fece largo in lui: per questo era stato così facile mantenere i contatti! I maledetti lo avevano permesso… In questo modo, sarebbero anche potuti arrivare a lui…

“Dalla tua faccia, deduco che ci sei arrivato, vecchio,” disse la voce dietro di lui.

Poi, Diablo emerse dall’ombra. “Se nel vostro piano ci fosse stata almeno la considerazione per i vostri stessi uomini, credo che Jameson avrebbe volentieri tentato di riconsiderare la vostra esecuzione…ma il massacro a sangue freddo è un altro discorso, vero?”

Il Visir cercò di tracciare un incantesimo con le proprie mani…solo per scoprire che le sue mani erano come diventate di legno, ancora calde ma insensibili, rigide. La sua stessa mente sembrava essersi improvvisamente rallentata, come se un solo pensiero coerente fosse diventato un’impresa titanica.

“Puoi risparmiarti la fatica, idiota,” disse l’alchimista. “Mentre eri così concentrato ad aiutare la tua ‘regina’, hai anche respirato delle spore il cui contenuto sta trasformando il tuo cervello in una massa di gelatina. In altre parole, addio.”

Il Visir crollò a terra. Il corpo fu percorso da un’ultima serie di spasmi, poi anche quelli si fermarono.

Diablo si concesse un sorrisetto di superiorità. “Dilettanti.”

“Hai ragione, alchimista,” disse una nuova voce. Dall’ingresso della caverna! “Per questo ho deciso che tu mi sarai più utile di quel vecchio sciocco.”

Diablo si voltò, appena in tempo per essere colpito da un colpo neurale! Svenne ancora prima di toccare terra.

 

Urlando, la sua tradizionale spada di metallo pronta a colpire, Sashiel corse incontro al suo destino. Se doveva morire, non sarebbe stato come una sciocca ragazzina impaurita!

Una zampa di Grigar le afferrò il polso armato, spezzandolo poi come un legnetto. Lei ebbe un sussulto, ma non urlò.

“Almeno, sai morire da guerriera. Saresti stata una buona Tigra.”

Un suono di carni lacerate, poi la testa di Sashiel rotolò al suolo.

 

L’immagine fu percorsa dalle increspature dell’acqua, poi scomparve.

Stargod contrasse i pugni sul marmo, rigandolo come burro.

“Era pazza. Lo sentivo fin da qui…non desiderava altro che sostituirsi a Tyrk.”

“Ma fino all’ultimo hai sperato di esserti sbagliato, che ci fosse ancora una scintilla di fedeltà in lei,” disse Wasya.

L’uomo-lupo si mise seduto su uno scalino. “Non lo so. Non so cosa speravo, quando ho chiesto al Seminatore di mandarla in coma invece di ucciderla io stesso… Ma è così difficile gettare via una vita, anche quella di un nemico…”

“La risparmiasti perché ti sentivi in colpa nei suoi confronti. Non volevi riabilitare un nemico, volevi riabilitare te stesso.”

Stargod annuì.

“Niente è impossibile, Stargod. Ma ricorda che perseguire l’impossibile richiede un prezzo: forse, un giorno, Sashiel avrebbe visto gli errori della sua scelta…ma se nel frattempo fosse riuscita a toglierti quanto più hai di prezioso, per farti un esempio, invece di provare ad uccidere i tuoi fedeli?”

La testa lupina scattò verso il Draco Magister. Le orecchie si appiattirono.

Max! Il suo compagno di vita, colui per il quale aveva pianto la propria gioia, per il quale sarebbe morto e risorto un milione di volte.

“Questo mondo non è il tuo mondo,” disse Wasya. “Non fare l’errore di portare qui i tuoi costumi. Non sei un dispensatore di morte, ma devi sapere calarla per colpire quando necessario. Usa la tua saggezza per capire quando, e affidati ai tuoi Cavalieri perché sappiano perseguire i tuoi interessi.”

L’uomo-lupo scodinzolò. “Grazie per le tue parole, Wasya.”

La creatura ondeggiò il collo. “Sono solo la verità. Non ho altro da dirti, figlio di Antesys.” Fece per rientrare nell’acqua, quando lui stese una mano a chiamarla.

“Aspetta! C’è ancora una cosa che devo chiederti.”

Wasya tornò ad emergere. “E di cosa si tratta, Stargod?”

Le orecchie di lui tornarono a farsi rosse. “Uhm…si tratta di me e Max, e di…”

 

Quando il fucile lo lanciò, si trattava di un proiettile ogivale, rigonfio. A metà della sua traiettoria, si aprì in una rosa fatta di tentacoli piatti e metallici.

Grigar fu avvolto in quei tentacoli. Anche se riuscì a tagliarne una manciata con l’ascia, erano semplicemente troppi, e presto si trovò fermato in un saldo bozzolo. Ricadde a terra, accanto alle figure inerti dei suoi compagni.

“Vile! Combatti come una guerriera, invece di nasconderti dietro i tuoi trucchi!” ruggì, contorcendosi…tutto inutilmente. Nei suoi occhi c’era solo il bagliore del sole, contro il quale si stagliava un figura umana in armatura e mantello.

“Mi preoccuperò di simili finezze con il tuo capo, demone. Per quanto riguarda voi, ho altri piani…”

 

Stargod emerse sul tetto del grande tempio-cittadella che era il cuore di Mournhelm.

“Si direbbe che sia andata bene, musozannuto,” disse l’uomo di nome Gorjoon. “Allora, quali perle di saggezza ti ha dispensato la signora delle acque?”

Stargod non rispose subito, ma si avvicinò al dragone azzurro arrotolato al centro del tetto, e gli strinse il muso in un abbraccio. Poi, tenendo un braccio ancora sul muso, si rivolse ai quattro che erano stati i suoi primi compagni di lotte su quel mondo incredibile: Garth, Duna e il mago Lambert. “Garth, Sashiel è...”

Il biondo guerriero annuì. “Se ha incontrato la sua giusta punizione, non voglio sapere altro, mio signore.”

“Avrei voluto che ci fosse un altro modo, voglio che tu lo sappia. Ma non rischierò inutilmente le vite di tanti per salvarne una. È una lezione che imparai anche prima di venire qui[iii]…ARGH!” improvvisamente, si piegò in due, tenendosi il cranio fra le mani!

“Stargod!” Max assunse immediatamente sembianze antropomorfe per poterlo prendere per le spalle. “Cosa ti succede? Rispondimi.”

Da Garth a Lambert, tutti formarono un cerchio serrato intorno al loro dio.

Che rimase immobile. Senza respirare…

“STARGOD!”



[i] Ultimo ep.

[ii] STARMAGAZINE ORO #1 Star Comics

[iii] Ep. #15